Sarà stato a scuola, probabilmente alle elementari, la prima volta che qualcuno ha iniziato a raccontarmi degli antichi Piceni. A raccontare la storia di una popolazione in cui i più giovani si caricavano di bagagli, di armi e di speranza e lasciavano il villaggio seguendo un animale totem che li avrebbe guidati in un nuovo paese da abitare. Il tempo di queste migrazioni era la primavera, il tempo sacro del rinnovamento. Oggi, 6 aprile 2009, la primavera è di nuovo iniziata e quest’anno rispetto allo scorso il suo odore tardivo è ancora più atteso. Quest’anno come non capitava da tempo una nuova generazione può prendere in mano il destino del suo territorio. Può costruire il futuro dei campi e delle vigne, delle strade e dei ponti, delle botteghe e delle fabbriche. Una generazione che dovrà lasciare le case in cui ha abitato finora, dovrà rinnegare i padri ed i padroni, per scoprire cosa può fare con le sue forze.
Tra due mesi andremo a votare.
Potremo scegliere cosa vale per noi. Se valgono le case già abitate, i partiti consumati e il potere dei vecchi capibranco, o potremo scegliere di dare valore al nostro futuro.
Domani ritorneremo ad abitare i partiti, ma quando li avremo rifatti nuovi, dalle fondamenta.
Oggi è necessario migrare.
Pensare un territorio nel quale gli uomini di partito non esistano, in cui nessuno debba chinare il capo, frenare la lingua, parlare abbassando la voce perchè gli animali da caccia hanno l’udito fine. Smettere di sentirsi prede dei potenti, invece che persone nel pieno della dignità. Smettere di sentirsi in debito coi ras della vallata.
Entro due mesi si presenterà qui un signore a dirci quanto lui sia bravo, capace, forte. Verrà qui perchè il suo uomo non è capace di parlare da libero. Verrà qui perchè questa terra ancora non si è piegata alla sua megalomania e cercherà tra noi chi gli apra le porte. Persone incatenate alla voglia di potere, alle clientele, agli scambi.
Per la nostra primavera il pericolo verrà di nuovo da Roma, da due palazzi diversi ed uguali. Pronti a sbranarsi in pubblico oggi ed accordarsi domani per tagliarsi una torta sulle nostre teste.
Oggi è primavera e di nuovo è tempo di costruire il futuro.
Oggi, Piceno, è primavera!
Questa è la voce di Wikipedia per Clientelismo:
http://it.wikipedia.org/wiki/Clientelismo
Con il termine clientelismo – o semplicemente clientela – viene per consuetudine indicata la pratica grazie alla quale una persona che non avrebbe alcun titolo per godere di risorse, benefici o posti di prestigio nel panorama politico-sociale, li ottiene attraverso i favori forniti da una o più persone appartenenti ad un gruppo di potere.
Il termine deriva dal “cliens” della lingua latina riferito al cittadino che, per la sua posizione svantaggiata nella società, si trovava costretto a ricorrere alla protezione di un “patronus” in cambio di svariati favori, talvolta al limite della sudditanza (fisica e psicologica).
Molti autori latini, soprattutto coloro provenienti da fuori Roma (ad esempio il poeta Marziale), hanno vissuto in prima persona l’esperienza del cliente; questa condizione ha garantito loro vitto e alloggio in una città a loro estranea come l’Urbe romana.
Nella versione inglese la voce, molto più ampia, fa riferimento solo all’antichità romana e al medioevo.
In questo articolo emerge l’associazione tra democrazie “giovani” e clientelismo. http://www.uwsp.edu/cnr/gem/ambassador/what_is_clientelism.htm
Il 31 di marzo si fanno i programmi per i prossimi due mesi e spiccioli. L’otto giugno, succeda quel che succeda, sarò al mare a riposarmi. Da qualche tempo sono stato coinvolto nella campagna elettorale di Massimo Rossi, presidente della Provincia di Ascoli Piceno.
Per spiegare perchè un presidente apprezzato e stimato in maniera trasversale in tutto il territorio, riconosciuto come portatore di un metodo nuovo di partecipazione alle scelte amministrative già a livello comunale come sindaco e poi a livello provinciale, impegnato sui temi dell’ambiente, dell’innovazione, dell’integrazione, delle politiche di sostegno e collaborazione all’Africa e al SudAmerica, spiegare perchè non vada bene per il Partito Democratico, beh, questo è impossibile.
Impossibile se si trattasse di fare un ragionamento sul piano politico vero e proprio. Se poi ci sono altre questioni di mezzo…
Intanto provo a raccontare quest’esperienza che è fatta (anche) di Blog, di Twitter, di Facebook, di FriendFeed, e tutti gli altri infernali marchingegni di questa contemporaneità.